Sliver
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Sliver
Sliver passeggiava sulla riva del fiume.
Non chiedetemi quale, un fiume qualunque.
Largo, con una bella riva comoda, piana.
E’ sera, ma non c’è il tramonto.
Non deve esserci per forza un tramonto.
E’ solo sera, e non ci sono neppure le nuvole.
Va bene, c’è il tramonto, ma a Sliver in quel momento non frega niente del tramonto e non lo vede.
E se lui non lo vede, io non posso scrivere che c’è.
E non ci sono neppure zanzare e insetti vari.
Per capirci, Sliver vuole passeggiare in santa pace.
Per farlo ha scelto un fiume con una riva piana e senza insetti
Ed è sera perché prima Sliver lavora.
Visto che lavora, non chiedetemi com’è vestito.
Non può permettersi un pomeriggio libero, avrà un jeans, una camicia verde e un giubbotto di cotone.
Corto, il giubbotto e con la lampo, anzi, no, con bottoni di metallo, di quelli a pressione.
L’ultimo in fondo si è anche rotto.
Sorvoliamo sul quando e sul come, questo è un blog, non un libro, ho poche righe e già sopportate Sliver, figurarsi il bottone a pressione del suo giubbotto di cotone.
Sliver … continua, ti prego.
Passeggiava, Sliver, le mani in tasca, e pensava.
Non le solite cose che pensano tutti, non in quel momento, lungo la riva del fiume.
Non alla famiglia, ai figli, alle vacanze e neppure alla donna che amava.
Sliver pensava a Dio e all’universo.
Con scettico rispetto, cominciò a parlargli.
Dio, gli chiese, mi spieghi la ragione del mio essere, qui, lungo questo fiume, adesso.
E domani, e dopo e fino a quando Ti piacerà.
Perché vedi, Dio, io non l’ho capita.
Tu mi imponi di vivere in un casino globale, mi hai dato istinto di sopravvivenza ed egoismo, mi hai dato la ragione perché io possa sentirmi costantemente in colpa – come posso non sentirmi in colpa mentre mezzo mondo se ne muore di fame malattie e guerre e io non faccio nulla - , mi hai dato il libero arbitrio - che la società si è ripreso -, mi hai dato un tempo limitato e il dolore e la morte.
Mi hai dato, Dio, l’ Amore e hai deciso che anch’esso non è per sempre – ma che ti costava, essere di manica larga in questo - , neppure per il tempo limitato che mi hai dato da vivere.
Io, Dio, disse Sliver, sono un uomo tranquillo.
Ma questa cosa della vita Te la dovevo dire.
Ora che me la sono ricordata.
Passeggiava Sliver e in quel momento diede un calcio al sasso che aveva davanti.
La riva del fiume finiva su un breve viottolo.
Sliver lo imboccò e subito riprese a pensare alla donna che amava.
Alzò la testa e si avvide del tramonto.
Si immaginò con lei, mano nella mano, dita intrecciate.
Il fiume si portò via, per un po’, le sue domande.
Non chiedetemi quale, un fiume qualunque.
Largo, con una bella riva comoda, piana.
E’ sera, ma non c’è il tramonto.
Non deve esserci per forza un tramonto.
E’ solo sera, e non ci sono neppure le nuvole.
Va bene, c’è il tramonto, ma a Sliver in quel momento non frega niente del tramonto e non lo vede.
E se lui non lo vede, io non posso scrivere che c’è.
E non ci sono neppure zanzare e insetti vari.
Per capirci, Sliver vuole passeggiare in santa pace.
Per farlo ha scelto un fiume con una riva piana e senza insetti
Ed è sera perché prima Sliver lavora.
Visto che lavora, non chiedetemi com’è vestito.
Non può permettersi un pomeriggio libero, avrà un jeans, una camicia verde e un giubbotto di cotone.
Corto, il giubbotto e con la lampo, anzi, no, con bottoni di metallo, di quelli a pressione.
L’ultimo in fondo si è anche rotto.
Sorvoliamo sul quando e sul come, questo è un blog, non un libro, ho poche righe e già sopportate Sliver, figurarsi il bottone a pressione del suo giubbotto di cotone.
Sliver … continua, ti prego.
Passeggiava, Sliver, le mani in tasca, e pensava.
Non le solite cose che pensano tutti, non in quel momento, lungo la riva del fiume.
Non alla famiglia, ai figli, alle vacanze e neppure alla donna che amava.
Sliver pensava a Dio e all’universo.
Con scettico rispetto, cominciò a parlargli.
Dio, gli chiese, mi spieghi la ragione del mio essere, qui, lungo questo fiume, adesso.
E domani, e dopo e fino a quando Ti piacerà.
Perché vedi, Dio, io non l’ho capita.
Tu mi imponi di vivere in un casino globale, mi hai dato istinto di sopravvivenza ed egoismo, mi hai dato la ragione perché io possa sentirmi costantemente in colpa – come posso non sentirmi in colpa mentre mezzo mondo se ne muore di fame malattie e guerre e io non faccio nulla - , mi hai dato il libero arbitrio - che la società si è ripreso -, mi hai dato un tempo limitato e il dolore e la morte.
Mi hai dato, Dio, l’ Amore e hai deciso che anch’esso non è per sempre – ma che ti costava, essere di manica larga in questo - , neppure per il tempo limitato che mi hai dato da vivere.
Io, Dio, disse Sliver, sono un uomo tranquillo.
Ma questa cosa della vita Te la dovevo dire.
Ora che me la sono ricordata.
Passeggiava Sliver e in quel momento diede un calcio al sasso che aveva davanti.
La riva del fiume finiva su un breve viottolo.
Sliver lo imboccò e subito riprese a pensare alla donna che amava.
Alzò la testa e si avvide del tramonto.
Si immaginò con lei, mano nella mano, dita intrecciate.
Il fiume si portò via, per un po’, le sue domande.
Re: Sliver
Io credo che l'Amore sia per sempre, alberga nei nostri cuori, vive nelle nostre anime lo porteremo con noi nell'immensità della vita eterna è molto più che per sempre perchè è per l'eternità... purchè noi lo vogliamo...
Augh
Augh








